E’ L’ORA DEL SILENZIO

A volte, e forse sempre più spesso, a dire il vero, mi sembra di vivere questo viaggio al di fuori del mio corpo. Come se stessi sognando.

Ogni tanto, anche se sembra una cosa banale, sogno di risvegliarmi nel mio letto, a casa. Pensando di essermi immaginato tutto. È incredibile che ancora non riesca a rendermi conto di nulla, semplicemente non riesco a fermarmi. C’è qualcosa in questa cosa che sto facendo… sento che è più grande di me. Ormai è diventato un viaggio multidimensionale. Con infinite possibilità.

Non riuscirò mai a descrivervi con chiarezza quello che sto vivendo. Quello che sto provando. Posso solo provare a farvelo immaginare:

SINGAPORE – metropoli e città stato davvero all’avanguardia e multiculturale. Con cervelli in fuga provenienti da tutto il mondo. Nella settimana passata lì, ho anche ricevuto l’invito, anzi due, da ragazzi stupendi, dei cervelloni più che cervellini, Italiani e tedeschi, ingegneri, chi lavorava in Google. Ovviamente un livello troppo alto per me. Ma loro sono riusciti a non farmelo pesare nemmeno mezza volta. E per qualche ora mi sono sentito in compagnia di amici. Come se ci conoscessimo da anni. Grazie a Federica ed i suoi amici.

La città era molto bella ma anche molto cara. Quindi ho cercato di spendere il meno possibile. Non volevo volare per arrivare in Indonesia. Quindi mi sono organizzato, anche se con pochissime informazioni, per arrivarci via mare.
Divertente e faticoso. Tenete conto che da Singapore per Jakarta (Java) dove volevo arrivare io, partono 35 voli la settimana ad un prezzo, se ben ricordo, non superiore ai 90 euro. Via mare invece, generalmente è sempre più costoso.
Ci ho messo un po’ a capire come funzionasse. Anche perché in Asia, chi ci è stato per un periodo abbastanza lungo lo sa, c’è sempre qualche festa sacra (pubblic Holyday) dove gli uffici rimangono chiusi. Tante religioni in una società multietnica! Quindi tante feste.
Mi sono affidato, per la nave, a racconti letti su vari blog di viaggiatori. Anche se un po’ datati ho voluto provarci lo stesso. L’avventura è questo no?! Buttarsi in qualcosa che non si conosce solo per il gusto di farlo e vedere cosa succede.

Dunque da Singapore sarei sicuramente riuscito a prendere uno scafo nella vicinissima isola di Batam e poi da lì una Nave passeggeri/Cargo per Jakarta… forse…

Smontare e rimontare ogni volta, per questi viaggi, il mio carretto e prendere una valigia o zaino è una faticaccia. Pubblicherò un bel video il prima possibile., quando riuscirò ad “editarlo”.

Di scafi per Batam ne partivano praticamente uno ogni ora. Ho pagato il biglietto e fatto un check-in come per prendere un volo. Ho anche pagato più del costo di biglietto per i chili in più. Come sempre.
Sul traghetto eravamo in 5 persone, questo mi ha fatto capire già molte cose. Nessun tipo di turismo. E magari nessuna nave per Java.

Ricordo bene l’arrivo a Batam: ero l’unico occidentale in quel porto. Fatto il visto che sarebbe durato un mese e costato circa 30 euro. Sono uscito dal terminal e ha iniziato a piovere come piove solo ai tropici, dove ancora prima di essere sotto quelle nuvole minacciose sei zuppo. Sono andato all’ufficio dove sapevo che avrei potuto comprare il biglietto per Jakarta, ma ovviamente era chiuso. Però il custode mi ha poi assicurato che l’indomani sarebbe stato aperto e che la nave era confermata per le 17. Per chi volesse la compagnia si chiama Pelni e le navi partono ogni mercoledì. I biglietti si possono comprare il giorno stesso.

Io: arrivato il martedì, quindi un giorno prima, ho cominciato a camminare sotto la pioggia incessante, accorgendomi anche che la mia Asia, non era finita. Ma anzi che avrei dovuto affrontare uno dei paesi più faticosi per quanto riguarda lo spostamento a piedi. Tanti sorrisi, ma anche tante richieste di soldi. Sporcizia e spazzatura ovunque, traffico. Anche se Batam è bella verde. Ancora non sapevo cosa mi sarebbe aspettato su quel fronte. Ma questo ve lo racconto più avanti.

Ad un certo punto mi si sono avvicinati due ragazzi, molto sorridenti come tutti fino a quel momento. Mi hanno addirittura sporto una bottiglietta d’acqua. Io ho ricambiato con un grazie ed un enorme sorriso. Poi ho chiesto dove avrei potuto dormire, nessuno però in quei luoghi parlava l’inglese, quindi ho tirato fuori lo smartphone cercando di farmi indicare su google map, offline ovviamente, una zona sicura. Ad un tratto i sorrisi sono svaniti: il ragazzo che era sul posto posteriore della moto mi ha preso per la camicia strappandomela, ha strappato via il telefono dalle mani e mi ha colpito che un bel calcio nei reni, con la punta degli stivali, poi vedendo che non sono andato a terra, non lasciandomi avvicinare, ne ha sferrato un altro ancora più forte, seguito se non ricordo male da due pugni nello stomaco, poi il ragazzo che guidava gli ha urlato… ma anche tirato fuori un bel machete.
Non ho avuto nemmeno tempo di rendermi conto di cosa fosse successo che i due ragazzi avevano già messo la terza. Scomparendo col mio telefono.

Puoi disperarti ed incazzarti quanto vuoi in quelle situazioni, ma cosa potrebbe cambiare?

Ho continuato la mia passeggiata sotto la pioggia un po’ dolorante. Chiedendo alle perso e dove avrei potuto passare la notte. Fino a quando ho poi trovato, quando ormai era quasi buio, una famiglia che possedeva un piccolo alimentare. Si sono offerti di darmi una piccola stanza sopra il negozio. Con un materasso sporco buttato per terra e basta. Mi hanno poi chiesto anche dei soldi in cambio. Che ho lasciato. Però mi hanno sfamato e fatto compagnia. In una giornata bagnata, sfortunata e faticosa. Ero al sicuro con un pasto caldo ed un tetto sulla testa. Questo mi bastava.
Ho poi preso sonno solo in tarda notte. Tra zanzare e silenzio.

Il giorno dopo sono poi andato a comprare il biglietto di prima mattina dopo una camminata, di circa 5 km tornando verso il porto. Ero l’unico straniero anche in quel caso. Aria di avventura vera.
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Al porto mentre la nave attraccava, ho smontato ed imballato il carretto con gli occhi addosso di centinaia di indonesiani curiosi. Con quaranta gradi ed un tale caos che non potete nemmeno immaginare. Ho filmato tutto. Ho visto anche in diretta la cattura di un uomo sorpreso a trasportare droga. Quante botte che ha preso.
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Tra mille capriole sono riuscito a salire sulla nave dopo ore di attesa. E di spintoni con un “porter” che mi aiutava a trasportare il mio carretto ed io con due zaini uno più pesante dell’altro. Una fatica immensa.
Questi “porter” devono cercare di salire il più velocemente possibile a bordo per accaparrarsi i clienti migliori. Più bagagli ha una persona più loro guadagnano. Uno spettacolo incredibile. Spintoni e pugni. Urla e sudore. Ed io nel mezzo.
Ho preso il biglietto meno caro di terza classe. Dove poi mi sono ritrovato su una brandina in mezzo ad altre decine e decine. Tra scarafaggi e sudore. Dormire è stata un’impresa. Ma gli Indonesiani sono socievoli e simpatici. Con la chiacchera facile come il sorriso. Mi raccomandavano tutti di non addormentarmi troppo altrimenti sarei stato derubato. Già dato grazie…
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Su quella nave magica che odorava di viaggi d’altri tempi, ho trovato Mats;
Mats è un camminatore, come me, Svedese ma cresciuto in Australia.
Partito da Stoccolma si è diretto attraversando l’Europa verso Ovest, attraversando gli U.S.A. per poi arrivare a Bangkok. E scendere giù fino a Singapore, per poi dirigersi verso Sidney. Tornando a casa ogni tanto e ripartendo dallo stesso luogo in cui si era fermato. Mats ha l’età di mio padre. È del 1962… una draga. Nulla non si può fare nella vita. Basta solo fare le cose perché vogliamo farle.
Trovare un altro camminatore, lì proprio sulla stessa nave è stato pazzesco. Ci ho messo un po’ rendermene conto sapete…

Dopo aver fatto un po’ di amicizia con la freddezza tipica scandinava e senza troppi “ma” o “se”, abbiamo deciso di fare l’isola di Java e la piccola Bali ovviamente insieme. Tanto andiamo nella stessa direzione.
Destino.

L’Indonesia ed in particolare Java si sono rivelate davvero caotiche, chiassose, sporche e trafficate.
Quanto smog abbiamo mangiato. Mi ha ricordato tanto l’india per certi aspetti.
Anche se Java è musulmana. Non fa differenza.
Però quando dividi quei tipi di problemi con un’altra persona, ti lamenti meno e vai avanti con più forza. La vita di da sempre una mano in un modo o nell’altro. Ma questo dipende solo da noi, da come ci poniamo. Ormai ho notato che quando sono nervoso, imbronciato per quello che mi accade intorno, le cose peggiorano sempre. Appena la mia energia cambia, cambia anche quello che mi circonda. Tutto si trasforma e diventa più leggero.

Sull’Indonesia ci sarebbero un’ infinità di cose da dire e da raccontare. Anche se quando ci cammini dentro, è tutto molto simile. Tanto traffico e fiumi sommersi di immondizia.
Però quanti sorrisi, mai visti tanti denti bianchi tutti nello stesso periodo. Che popolo! Un rispetto per lo straniero totale. A dimostrazione che il furto che ho subito era solo un caso isolato. Come sempre.

Io e Mats abbiamo camminato per praticamente 40 giorni senza mai un giorno di pausa, tranne quando mi son fermato una giornata per estendere il visto.
Dove ho rischiato che fosse respinta la richiesta. Non ho ben capito il motivo. Ma quando sono uscito quasi con le lacrime agli occhi per l’estensione respinta, il comandante di quel distretto è venuto a prendermi in macchina. Dicendomi che mi avrebbe aiutato. Un’ora dopo mi sono ritrovato con il visto in mano a parlare di Vespe Piaggio e cantare “Che sarà sarà…”
Aaaaaaahhh la Viiitaaaaa

Quindi abbiamo percorso 1500 km fino a Bali mangiando Somg Noodls (Mie) e Riso con pollo o frutti di mare (Nasi Goreng). Sempre tutto mooolto piccante. Tutto!
Tanti vulcani! Davvero tanti. Addirittura praticamente alle porte della molto più verde e tranquilla Bali, è successa una cosa che davvero non avrei immaginato:
erano due giorni che io ed il mio compagno di viaggio mangiavamo e ci ritrovavamo una polvere pesantissima e nerissima ovunque. In bocca, in faccia, sui vestiti, nel naso. E poi anche sulle strade. Non capivo davvero. Poi me ne sono accorto per forza. Dal traghetto per Bali si vedeva davvero bene. Il vulcano Raung dopo 7 lunghi anni aveva deciso di esplodere ed eruttare. Proprio in quei giorni. La potenza di madre natura. Nulla la può fermare! Vincerà sempre, non importa cosa fai, non importa se muori o vivi, lei va avanti. Maestosa non si ferma…. Fuori dal tempo. Sempre.
Stanchi e con voglia di riposo prima di affrontare l’Australia io e Mats ci siamo divisi proprio come ci eravamo uniti, con rispetto e amichevole freddezza scandinava.

Anche perché veniva a trovarmi il mio angelo di nome Giulia che non vedevo da 7 lunghissimi ed interminabili mesi. Con la sua magnifica sorella.
Sono la mia famiglia. Basta questo.

Ora sono partito da Darwin. La caotica e matta Asia è alle mie spalle ormai.
Con la paura nel cuore. Una paura mai affrontata fino ad ora, ma che sapevo che sarebbe arrivata. Mi sento come un’astronauta che sta per essere lanciato nello spazio.
Da qui c’è l’ignoto, il vuoto, il silenzio che tanto cerco. Quella pace terrificante e secca. Dove non c’è acqua ne cibo. Dove i pensieri fanno rumore. E tu sei l’intruso. È un posto che va meritato e rispettato. Chissà se sarò all’altezza. Paura ed eccitazione non mi lasciano tregua ormai.

D’ora in poi, sarò io, il mio cuore che romperà il silenzio, il mio cervello e le mie gambe…

E poi ci sarà lui

IL DESERTO

Sorridete Sempre

About the author: Mattia Miraglio

3 comments to “E’ L’ORA DEL SILENZIO”

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  1. francesca - 8 agosto 2015 at 21:38 Reply

    Ciao Mattia. Hai ragione…..sembra un sogno……ma che ansia…..! Mi raccomando sii prudente….”sorridere sempre”

  2. Carla - 7 agosto 2015 at 22:23 Reply

    A Mattia, mi raccomando eh! Fai attenzione, non strafare!

  3. Adriana Miraglio - 7 agosto 2015 at 18:48 Reply

    Ciao Mattia.
    Come ti sta “lavorando” questo viaggiare con i tuoi piedi in tutto il mondo!
    E’ molto bello accorgersi di quanta profondità raggiungi, passo dopo passo…
    Il silenzio in cui stai per entrare ti sia amico e maestro.
    _/|\_

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