IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE

Sono successe un’infinità di cose dall’ultima volta che ho scritto un post sul blog. È vero, aggiornando i vari Socials, chi mi segue riesce sempre bene o male a rimanere collegato al mio viaggio. Però è anche vero che non è la stessa cosa che leggere un bel post dove le situazioni ed il percorso sono descritte in maniera più dettagliata. Ma io prima o poi arrivo sempre eh. . . dai miei racconti capirete anche che a volte non mi fermo nemmeno un minuto per poter fare tutto con calma e le adeguate cure di cui questo tipo di cose hanno bisogno.

Detto questo, vi ho lasciato a livello narrativo al mio anno chiuso in Kuala Lumpur (Malesya). Ho dovuto fare una lunga pausa di tre settimane per aspettare il mio nuovo GPS con cui ogni giorno potete vedere nella sezione LIVE di questo blog dove esattamente sono. Il nuovo GPS è molto più prestante e preciso. Aggiornando come sempre la mia posizione chilometro dopo chilometro ed ogni giorno anche su Socials, avrete sempre un’idea della reale distanza giornaliera che copro con le mie gambe ormai abituate a tale sforzo, ma che ogni tanto sento davvero stanche e pesanti.

Altra novità è il contapassi nuovo: dove ogni settimana, connessioni permettendo, riesco a farvi vedere i chilometri effettivi che percorro: una curiosità e richiesta che mi hanno fatto molti di voi.

Ripartire da Kuala Lumpur dopo tre settimane di stop mi è sembrato come uscire da una scatola chiusa dopo molto tempo. Sono tornato a respirare quell’aria di avventura di cui non riesco fare più a meno. Sono bastate solo tre settimane per mandarmi in crisi d’astinenza di libertà.

È anche vero che le gambe ed il fisico, anche in cosi poco tempo, si abituano alla breve sedentarietà e perdono ritmo. Perciò la prima settimana di ripartenza è sempre parecchio dura.

La Malesya del sud anche se, come tutta l’Asia sovrappopolata e piena di traffico, si riusciva a calpestare bene. Molto più verde che a nord. Ho cercato di fare anche un po’ di costa così da riuscire a campeggiare molto più facilmente rispetto all’entro terra, dove la giungla poteva farne da padrona a volte. Ho cercato molte volte di togliermi dalle strade principali, il problema è che a volte i sentieri diventano davvero ardui da percorre spingendo i 40/50 kg di carrettino. Dove con le ruote può davvero diventare tutto molto difficile.

In Malesya l’umidità ed il caldo erano alle stelle. L’umidità arrivava tranquillamente al 95% per cui gli acquazzoni, quelli che uno può vedere solo nei classici film di avventura, erano all’ordine del giorno. Soprattutto nel pomeriggio inoltrato e alla notte. Quindi ho sempre dovuto fare molta attenzione come e dove buttare la tenda. A volte, dovendo mettere il mio telo di nylon sotto la tenda, mi sono dovuto arrangiare e fare un bel tetto di foglie di banano o di palma intrecciate, perché la tenda, anche se di alta qualità, regge l’acqua fino ad un certo punto.

Un’altra difficoltà è stata il caldo soffocante appunto: passata la città di Melaka, molto caratteristica e piena di turisti ma che consiglio di visitare, ho capito quanto fossi davvero vicino all’equatore; ho camminato sotto il sole cocente, senza prendere mai particolari precauzioni, mi sono ritrovato per qualche giorno a soffrire i malori devastanti di una bella insolazione. Mi sono ritrovato con gambe davvero gonfie e una febbre che alla sera saliva tranquillamente sui 40 gradi esterni. Non mi sono mai fermato, però in quei giorni arrivavo a fine giornata, dopo magari una quarantina di chilometri percorsi, cercando riparo in qualche GuestHouse per poi mettermi sotto la doccia ghiacciata, delirante e dolorante, andando a letto senza nemmeno aver la forza di cenare.

Ma ciò che non distrugge un corpo, come sempre, non può far altro che fortificarlo.

Imparata la lezione ora cercherò di fare molta più attenzione. Anche se ormai la mia pelle si è abituata fortunatamente.

Mi sono anche ritrovato a camminare in zone completamente ricoperte di piantagioni di palme da olio. Che possono anche essere piacevoli a prima vista, se non fosse che per avere tutti quei chilometri quadrati di palme solo per poter estrarre l’olio, chi ne ha risentito è la vegetazione, la giungla e tutti gli essere viventi che la popolavano. Come sempre l’uomo ha il potere di distruggere tutto ciò che è bello. Tutto ciò che è naturale. Tutto per i soldi. Siamo scandalosi.

Detto questo, verso Singapore, le gambe cominciavano ad ingranare e finalmente, tutto stava tornando alla normalità, la mia normalità. A parte un dolore tremendo agli alluci per le nuove scarpe, dove al posto delle unghie mi sono ritrovato due lividi, sembrava di aver messo lo smalto. ( effetto che dura ancora oggi )

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Il passaggio del confine tra Malesya e Singapore ( città stato ) si è rivelato molto particolare. Per chi non lo sapesse Singapore è un’isola indipendente, a pochi chilometri dalla penisola malesiana, collegata da un lungo ponte.

Non ero solo quel giorno a dover passare quel confine, c’erano parecchi malesiani. Quindi mi son ritrovato a seguire le persone che come me avrebbero camminato lungo quel ponte. Io dietro sempre col mio strano carrettino, sempre con lo sguardo interrogativo di tutti addosso ovviamente.

Arrivato al fondo del ponte/confine, dove sarei dovuto passare al solito controllo e stampo passaporti, mi sono ritrovato a percorrere una galleria pedonale, e due rampe di scale a chiocciola ( dove non auguro mai a nessuno di doverle salire con un carrettino come il mio e con il caldo soffocante di quel giorno ) per poi scoprire al fondo del passaggio che era fisicamente impossibile passare con il mio carretto ingombrante dalla porta girevole.

A quel punto sono andato a chiamare gli addetti della polizia di confine, per capire come fare dato che in teoria io non potevo passare come ho sempre fatto, insieme agli automezzi.

L’organizzazione si è rivelata piacevolmente disarmante. Un poliziotto è venuto a prendermi, era molto giovane e socievole, mi ha aperto cancelli speciali, aiutato a compilare il modulo per il visto, e poi scortato dall’altra parte aiutandomi ad ogni metro. Facilitando in modo pazzesco il mio passaggio nell’ordinatissima e organizzata Singapore.

Ho percorso in mezzo al verde gli ultimi venti chilometri, arrivando poi nel pomeriggio senza mai faticare per via del traffico. Anche se cara, Singapore mi ha stupito per il suo ordine e la sua pulizia. Un perfetto esempio di come le metropoli dovrebbero andare sì verso la vera modernizzazione, ma quella pulita e sostenibile. Con tanto verde, parchi, e sempre meno traffico.

Questo è solo un aggiornamento, un assaggio di quello che ho dovuto passare del mio viaggio nel viaggio fino a Bali.

Il bello deve ancora venire.

Credetemi ne ho passate di cotte e di crude.

Ma come sempre divertendomi, arrabbiandomi , prendendo le cose come vengono, godendo della vita sempre di più.

Sorridete Sempre

About the author: Mattia Miraglio

2 comments to “IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE”

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  1. Daniela Brocca - 23 luglio 2015 at 17:40 Reply

    Meno male che va tutto bene, Matteo, erano più di due mesi che non avevo tue notizie, io non seguo Facebook o Twitter. Aspetto aggiornamenti. Fai attenzione.

  2. Pierluigi Costa - 23 luglio 2015 at 00:09 Reply

    Ciao Mattia ,
    ti seguo quotidianamente..(o quasi ) e non faccio quasi mai commenti che ritengo scontati quindi superflui…..però non ti faccio mai mancare il mio incoraggiamento… ULTREYA….con sorriso che , stando a quanto leggo , penso sia la cosa più utile !!!!!!!!!!

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